22.2.07
No alla pena di morte
Come singoli, forse, si può essere cinicamente favorevoli, contrari o indifferenti. Ma un dato è invece certo: lo Stato non può consentire di decidere le sorti di una persona. Si dice: tertium non datur. E così l’uso della “pena di morte” diviene il punto centrale, nodale, della civiltà umana. Ma ora l’Onu con tutta la sua forza ed autorevolezza che interviene nel dibattito prendendo una posizione netta: un “no”. Questa dichiarazione di civiltà acquista ora una dimensione planetaria grazie al fatto che a Parigi si è riunito un “Congresso mondiale contro la Pena di morte”, che ha adottato una dichiarazione che, per la prima volta nella storia del movimento abolizionista, contiene l'unanime riconoscimento dell'importanza di una moratoria universale. E così dopo aver reiterato la richiesta a tutti i Paesi di abolire la pena di morte e di fermare tutte le esecuzioni, il Congresso, "riconoscendo il grande valore che avrebbe per l'abolizione della pena di morte nel mondo il successo di una risoluzione dell'assemblea generale, invita i Paesi membri delle Nazioni Unite a fare tutto quanto è loro possibile per assicurare l'approvazione di una risoluzione che chieda una moratoria immediata e universale delle condanne a morte e delle esecuzioni in vista dell'abolizione universale".
Altro “no” recente è quello che viene dall’Assemblea nazionale francese che ha deciso (all’unanimità) di eliminare la pena di morte dalla Costituzione: “Nessuno può essere condannato alla pena di morte” è detto nell'articolo che revisiona un capitolo della Costituzione. Si va così affermando sempre più quel concetto che deve portare la Comunità internazionale ad istituire una moratoria universale delle esecuzioni, in vista, appunto, della completa abolizione della pena di morte. Tutto questo perché dopo l’abolizione della schiavitù e l’interdizione della tortura, il diritto a non essere uccisi a seguito di una misura giudiziaria può essere un altro comune denominatore, una nuova e irriducibile dimensione dell’essere umano che fa di tutti noi un’unica comunità. E non è un caso se queste affermazioni – già contenute in un appello all’Onu – portano firme di valore mondiale, di personaggi che hanno segnato e segnano le vicende della vita attuale. Si sono pronunciati per il “no” il Dalai Lama e Gorbaciov, Nadine Gordimer e Dario Fo, Rita Levi Montalcini e Rigoberta Menchu, Isabel Allende e Bernardo Bertolucci, Norberto Bobbio e Noam Chomsky, Umberto Eco e David Grossman, Luis Sepulveda e Gore Vidal…
L'intero articolo lo potete leggere cliccando qui
Noam Chomsky ha pubblicato con la Di Renzo Editore - Linguaggio e politica - e Riflessioni sul mondo dopo l'11 settembre
Altro “no” recente è quello che viene dall’Assemblea nazionale francese che ha deciso (all’unanimità) di eliminare la pena di morte dalla Costituzione: “Nessuno può essere condannato alla pena di morte” è detto nell'articolo che revisiona un capitolo della Costituzione. Si va così affermando sempre più quel concetto che deve portare la Comunità internazionale ad istituire una moratoria universale delle esecuzioni, in vista, appunto, della completa abolizione della pena di morte. Tutto questo perché dopo l’abolizione della schiavitù e l’interdizione della tortura, il diritto a non essere uccisi a seguito di una misura giudiziaria può essere un altro comune denominatore, una nuova e irriducibile dimensione dell’essere umano che fa di tutti noi un’unica comunità. E non è un caso se queste affermazioni – già contenute in un appello all’Onu – portano firme di valore mondiale, di personaggi che hanno segnato e segnano le vicende della vita attuale. Si sono pronunciati per il “no” il Dalai Lama e Gorbaciov, Nadine Gordimer e Dario Fo, Rita Levi Montalcini e Rigoberta Menchu, Isabel Allende e Bernardo Bertolucci, Norberto Bobbio e Noam Chomsky, Umberto Eco e David Grossman, Luis Sepulveda e Gore Vidal…
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Noam Chomsky ha pubblicato con la Di Renzo Editore - Linguaggio e politica - e Riflessioni sul mondo dopo l'11 settembre
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