21.6.07

Siamo animali, a modo nostro

Fonte: La Stampa.it

Per molto tempo la scienza si è tenuta lontana dall’indagare i segreti più reconditi della natura umana. Persino all’interno della comunità degli evoluzionisti ha resistito quella «eccezione» che il co-scopritore della selezione naturale, Alfred Russell Wallace, alla fine dell’Ottocento aveva attribuito alla coscienza umana: potremo svelare un giorno la storia naturale di tutte le specie, compresa la nostra, ammonì, ma la teoria dell’evoluzione non riuscirà mai a penetrare nella mente di Homo sapiens, luogo eletto dello spirito e del libero arbitrio. Ancora nel 1988 il linguista Noam Chomsky, per ragioni del tutto diverse, prevedeva che l’evoluzione non avrebbe avuto alcunché di interessante da dire riguardo alla nascita del linguaggio, troppo complesso per essere compreso attraverso un processo graduale di trasformazione. Questo atteggiamento culturale vedeva nell’umanità non una differenza di grado rispetto ai comportamenti dei nostri parenti animali, ma una soglia qualitativa radicale, del tipo tutto-o-niente, in taluni casi motivata dall’irruzione di un «salto ontologico» sovrannaturale, in altri da una qualche discontinuità che avrebbe reso la specie umana un’evenienza naturale eccezionale. Per questo si è cercata per decenni la chiave della specialità umana in qualche dote «superiore», come il linguaggio, l’autocoscienza, il senso morale, la razionalità, salvo ogni volta riscontrare nei nostri cugini animali forme più o meno sofisticate delle medesime facoltà.
Siamo così entrati da poco in un’epoca in cui le presunte «eccezioni» umane si sono indebolite e le spiegazioni evoluzionistiche hanno fatto il loro ingresso nel sancta sanctorum della mente umana. Probabilmente qui risiede la ragione profonda della rinascita di movimenti antievoluzionisti molto aggressivi all’interno di diverse confessioni religiose. E’ un disagio in parte prevedibile, perché le nuove scoperte, spesso controintuitive, mettono in gioco il modo di concepire noi stessi, con profonde implicazioni filosofiche e culturali. Come in tutti i conflitti senza dialogo il rischio è quello di abbandonarsi alle caricature reciproche o, peggio, di non apprezzare la bellezza dei più recenti sviluppi delle conoscenze. Da questo punto di vista l’accelerazione delle scoperte negli ultimi 10 anni è stata drammatica. Chomsky ha cambiato idea ed è oggi molto interessato, quasi appassionato, alle spiegazioni evoluzionistiche. Sappiamo che il linguaggio è un’abilità complessa e specializzata, forse addirittura un istinto secondo Steven Pinker. La mente umana, come quella di altri animali, è molto ricca fin dalla nascita, godendo di un ampio repertorio di capacità pre-programmate e di sofisticati sistemi di selezione dei dati pertinenti. Ad Harvard Marc Hauser si spinge fino a ipotizzare una grammatica morale universale. Queste dotazioni vengono descritte come naturali, adattative e specie-specifiche, cioè come il frutto dell’evoluzione, confutando così l’idea di una mente umana indefinitamente plasmabile dall’ambiente sociale e culturale.
In parallelo, scopriamo dall’etologia cognitiva che molti nostri cugini animali, anche non strettamente imparentati con noi, non hanno affatto quella «mente semplice» o poco progredita che gli avevamo attribuito. Su «Current Biology» della settimana scorsa i gruppi di ricerca di Frans De Waal negli Usa e di Andrew Whiten in Scozia annunciano di aver riprodotto in cattività, fra sei gruppi di scimpanzè, un processo di trasmissione culturale di tradizioni per apprendimento sociale non solo all’interno di un gruppo, come si era già osservato in natura, ma anche fra gruppi diversi. Imparano tecniche alternative, e arbitrarie, per procacciarsi il cibo e le diffondono fra popolazioni diverse per apprendimento imitativo, senza stringenti ragioni ambientali o genetiche. Qualcosa di molto vicino a ciò che chiamiamo «cultura». Del resto, i «neuroni specchio» - così importanti per le capacità di immedesimazione, di intelligenza intersoggettiva, di «simulazione incarnata» delle intenzioni dell’altro - funzionano in modo assai simile a noi in molti primati. Questi dati rafforzano l’idea di una continuità stretta fra gli esseri umani e il resto del mondo animale, ma questa è solo una parte della storia. L’altra metà non è meno interessante per la scienza e riguarda la comprensione delle ragioni che rendono la specie umana così particolare!

+ TuttoScienze
Noam Chomsky ha pubblicato Linguaggio e politica - e Riflessioni sul mondo dopo l'11 settembre - Di Renzo Editore

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